di Massimiliano Umani, educatore e tutor per l’autonomia della Fondazione
Nel lavoro quotidiano con i minori stranieri non accompagnati emerge con chiarezza una verità semplice: l’autonomia non nasce il giorno del diciottesimo compleanno. Diventare adulti richiede tempo, relazioni, responsabilità e soprattutto la possibilità di portare a termine i percorsi iniziati. Per questo motivo l’articolo 13 della Legge 47/2017 (Legge Zampa) ha rappresentato negli ultimi anni uno strumento fondamentale.
La norma consente, in presenza di un progetto educativo in corso, la prosecuzione dell’accoglienza anche dopo il compimento della maggiore età, permettendo ai ragazzi di completare percorsi di studio, formazione e integrazione sociale. Nel lavoro portato avanti dalla Fondazione Protettorato San Giuseppe, in collaborazione con Roma Capitale e con i servizi territoriali, questo strumento ha avuto un impatto molto concreto. Nel 2025 sei ragazzi hanno già ottenuto la prosecuzione dell’accoglienza grazie all’articolo 13, mentre altri cinque sono attualmente in attesa della definizione del provvedimento.
Si tratta di giovani che hanno raggiunto la maggiore età mentre erano inseriti in percorsi educativi importanti: scuola, formazione professionale, inserimenti lavorativi.
La possibilità di continuare l’accoglienza ha garantito stabilità abitativa, accompagnamento educativo e una presa in carico multidisciplinare, permettendo ai servizi sociali e agli operatori di sostenere i ragazzi in una fase particolarmente delicata della vita.
L’età media dei giovani coinvolti è di circa 18 anni: un momento in cui molti stanno terminando gli studi, iniziando un tirocinio o muovendo i primi passi nel mondo del lavoro. Senza strumenti di continuità il rischio è quello di interrompere bruscamente percorsi che richiedono ancora accompagnamento e tempo.
L’esperienza maturata dimostra invece che la continuità educativa produce risultati concreti. Quando i ragazzi possono restare inseriti in un contesto educativo stabile, sostenuti dagli operatori e dai servizi del territorio, aumenta la loro capacità di costruire un progetto di vita autonomo e responsabile.
Storie che raccontano il valore di questa norma
Dietro ogni provvedimento ci sono percorsi personali, fatti di studio, lavoro e relazioni.
A., dall’Egitto: studiare per guardare avanti
A. è arrivato dall’Egitto ancora minorenne. Nei primi mesi ha dovuto affrontare le difficoltà tipiche di chi arriva in un nuovo Paese: imparare la lingua, orientarsi nel sistema scolastico, costruire nuove relazioni. Con il tempo ha trovato stabilità nel percorso di accoglienza e ha iniziato a frequentare la scuola superiore con grande determinazione. Quando ha compiuto 18 anni era nel pieno del suo percorso scolastico. Grazie alla prosecuzione dell’accoglienza prevista dall’articolo 13 ha potuto continuare gli studi senza interrompere il cammino intrapreso. Per lui questo tempo in più ha significato la possibilità di trasformare un percorso di accoglienza in un vero progetto di futuro senza dover subito lavorare e lasciare il suo desiderio di cultura e studio.
S., dal Gambia: la cucina come strada per l’autonomia
S. è arrivato dal Gambia con il desiderio di imparare un mestiere. Fin dai primi mesi ha mostrato interesse per il mondo della ristorazione, partecipando con entusiasmo alle attività formative proposte durante il percorso educativo. Anche nel suo caso il compimento dei 18 anni è arrivato mentre stava costruendo le basi del proprio percorso professionale. La prosecuzione dell’accoglienza ha permesso di proseguire la formazione e di dedicarsi con continuità alla preparazione come cuoco. Per S. la cucina è diventata non solo un lavoro possibile, ma anche uno spazio di crescita personale e di integrazione nella comunità.
Una norma che genera valore sociale
Esperienze come queste mostrano come l’articolo 13 non sia soltanto uno strumento amministrativo, ma un elemento capace di generare ricchezza umana e equilibrio sociale.
Permette di valorizzare il lavoro educativo svolto negli anni dell’accoglienza, evitando che percorsi importanti si interrompano proprio nel momento più delicato. Soprattutto, offre ai ragazzi il tempo necessario per diventare davvero autonomi: completare gli studi, imparare un mestiere, costruire relazioni e assumersi responsabilità. È in questo spazio di tempo — fatto di accompagnamento, fiducia e responsabilità — che molti giovani riescono finalmente a trasformare una storia di migrazione in una storia di futuro per diventare pienamente nuovi italiani e nuovi europei.
