Di bambini nel bosco e di bambini in guerra

di Armando Cancelli, direttore della Fondazione Protettorato San Giuseppe

Negli ultimi mesi, l’attenzione pubblica si è concentrata in modo intenso sulla vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, una storia drammatica che, al di là delle interpretazioni e dei tentativi di strumentalizzazione politica, interpella profondamente le coscienze di tutti.

Chi ogni giorno accompagna bambini e bambine che hanno vissuto traumi profondi conosce il valore assoluto di ogni singola vita e di ogni storia personale. Proprio per questo colpisce il forte contrasto tra il coinvolgimento emotivo e narrativo riservato a questa vicenda e il silenzio quasi totale che avvolge la sorte di centinaia di migliaia di bambini e bambine vittime delle guerre in corso, in particolare in Palestina e nell’intero Medio Oriente.

Non si tratta di mettere a confronto situazioni diverse né di stabilire gerarchie del dolore.

La vita anche di un solo bambino ha un valore inestimabile, che non si misura nei numeri. Ma ogni bambino ucciso sotto le bombe, ogni bambina che cresce nella fame, nella paura, nella solitudine o nella malattia, ha un nome, una storia, un futuro spezzato.

Ad oggi, secondo i dati di Save the Children, oltre 520 milioni di bambini — più di uno su cinque nel mondo — vivono in zone di conflitti che sono anche la principale causa della fame e della malnutrizione che colpisce più di63 milioni di bambini

Nel 2025, sempre secondo Save the Children, circa 8 milioni di bambini (23.000 al giorno) sono nati in aree colpite da guerre o crisi umanitarie, spesso in condizioni estreme.
Anche le Nazioni Unite documentano oltre 41.000 gravi violazioni contro minori in un solo anno, tra uccisioni, mutilazioni e reclutamento forzato. Con alcuni contesti – come Gaza – dove le “stime dell’orrore” attestano che sia stato ucciso almeno un bambino ogni ora durante il conflitto.

“Di fronte a tutto questo, non è possibile restare indifferenti. Per questo – rilanciano dal Protettorato San Giuseppe – giovedì 19 marzo dalle ore 17 i nostri ragazzi e le nostre ragazze si ritroveranno insieme in un momento di preghiera, nel rispetto reciproco delle diverse tradizioni religiose. Festeggiare San Giuseppe e l’Eid al-Fitr congiuntamente rappresenta un segno concreto di dialogo e condivisione. Un gesto semplice ma significativo per affermare che la tutela dell’infanzia, ovunque nel mondo, è una responsabilità collettiva, che non può essere selettiva né condizionata dal rumore mediatico”.




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