Carcere minorile, accogliere in comunità significa prevenire. Il Rapporto di Antigone

“Io non ti credo più”: è questo il titolo che Antigone ha scelto per il suo ultimo rapporto sulla giustizia minorile, appena pubblicato. Un’indagine che scatta una fotografia allarmante e che interroga tutti noi, che con i giovani abbiamo a che fare. E in particolare chi, come noi, li incontra nella fragilità, spesso nella solitudine che si trovano ad attraversare. E che li espone a tanti pericoli e cadute, tra cui – ma non soltanto – la devianza.

Quello che emerge di più allarmante riguarda un passo indietro che l’Italia sta compiendo, abbandonando il suo storico modello di recupero per tornare a una logica puramente punitiva.

Un sistema in affanno

Il rapporto evidenzia un’inversione di tendenza drastica rispetto all’ultimo decennio.

Innanzitutto, il reecord di presenze: al 15 gennaio 2024, i detenuti negli Istituti Penali per Minorenni (IPM) erano 532, il numero più alto degli ultimi dieci anni.

Secondo, l’effetto Caivano: le nuove norme hanno reso molto più facile l’ingresso in carcere anche per reati di lieve entità, aumentando a dismisura il ricorso alla custodia cautelare.

Terzo, quello che viene chiamarto “disagio invisibile”: negli istituti, cresce esponenzialmente l’uso di psicofarmaci e gli atti di autolesionismo, segno di un malessere che le sbarre non possono curare, ma solo esasperare.

Quarto, la solitudine sei Minori stranieri non accompagnati, che rappresentano una grande fetta della popolazione degli IPM. Senza una rete familiare o una casa, finiscono in cella non per la gravità del reato, ma per l’assenza di alternative sociali.

Il valore dell’accoglienza: il commento di Susanna Marietti

Abbiamo chiesto quindi a Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, di spiegarci cosa possiamo fare noi e soprattutto che peso ha la qualità della nostra accoglienza, nel disegnare il futuro dei ragazzi che passano per il Protettorato. Come possiamo aiutarli a compare quel vuoto sociale, che è il vero nemico da combattere e che rischia, usciti di qui, di trascinarli verso il baratro. Ecco cosa ci ha detto:

Una seria e continuativa accoglienza di questi ragazzi è fondamentale per impostare la loro vita futura, quello che saranno da grandi. Innanzitutto per la formazione a tutto tondo della persona, anche dal punto di vista emotivo e delle capacità relazionali. Ragazzini spesso pluri-traumatizzati, abbandonati nel vuoto sociale, come potranno mai crearsi una personalità solida e anche fidarsi delle istituzioni? È un peccato però che la vera accoglienza vada a fondarsi solo sulla buona volontà. Dovrebbe farsene carico, appunto, l’istituzione. E dovrebbe farlo in tutti gli elementi fondamentali: l’istruzione (non solo quella linguistica, pur fondamentale), la casa, l’inserimento in contesti relazionali. Dobbiamo ridare fiducia a questi giovani dal vissuto tragico. E certo non far loro pensare che ci interessano solo quando diventano forza lavoro destinata a compiti dequalificati che noi non vogliamo assumerci.

Prevenire la devianza: la missione del Protettorato

I dati di Antigone confermano ciò che verifichiamo quotidianamente: il carcere per un minore è spesso l’inizio di una carriera criminale, non la sua fine.

La qualità dell’accoglienza in comunità per i Minori stranieri non accompagnati e per i giovani a rischio è l’unico strumento di prevenzione efficace. Offrire una casa, una formazione linguistica e professionale, e soprattutto un contesto relazionale sano, significa ridare fiducia a chi ha vissuto solo traumi. Dobbiamo guardare a questi giovani come cittadini di domani: l’esperienza che hanno vissuto, la diversità in cui sono nati, le fatiche che hanno saputo affrontare possono e devono diventare un patrimonio per la comunità e una risorsa per il nostro Paese. Noi dobbiamo fare la nostra parte e cerchiamo di farla ogni giorno.

Possiamo dire con orgoglio che nessuno dei minori stranieri che abbiamo accolto ha poi intrapreso percorsi devianti, una volta uscito di qui. Tutti, ciascuno a modo proprio, hanno trovato la loro strada. Crediamo di poter dire, anche grazie agli strumenti e al sostegno che hanno ricevuto in Protettorato, da chi ha lavorato ogni giorno al loro fianco. E ogni giorno ha dimostrato di credere in loro.

Qui il rapporto integrale di Antigone

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