Un diploma, mille passi: il futuro si costruisce insieme

Prima di tutto un banco di scuola. Poi una lingua nuova da imparare, le verifiche, gli esami, le paure, i successi. Infine il diploma di licenza media, conquistato con impegno e determinazione. Per i ragazzi accolti nelle case famiglia del Protettorato San Giuseppe il diploma di scuola secondaria è la prova che un futuro diverso è possibile.

Con gli stessi diritti, la stessa dignità e la stessa serietà di ogni altro studente della loro età, cinque dei ragazzi stranieri ospiti delle nostre case famiglia hanno affrontato un percorso spesso iniziato in salita: Rayen, Youssef, Mohamed, Amhed e David

Alcuni di loro sono già in vacanza e non siamo riusciti a raggiungerli. Gli altri, che hanno sostenuto per ultimi l’esame, ce lo raccontano così.

“Con me c’erano due educatrici della mia casa. È stato bello sapere di non essere solo – racconta Youssef. “Dopo ho festeggiato con la mia tutrice, che mi ha regalato una maglietta, mentre in Protettorato mi hanno fatto una sorpresa con una torta gelato”. Ora è già il momento di guardare avanti: “Voglio continuare gli studi come meccanico”.

Anche Rayen conserva un ricordo positivo dell’inizio del suo percorso. “Mi sono sentito bene fin da subito”. Il giorno dell’esame accanto a lui c’era la sua educatrice: “È andata bene ed ero super felice. Adesso vorrei lavorare come aiuto cuoco e studiare per diventare elettricista o pizzaiolo. Ho tanta voglia di andare avanti”, assicura.

Ahmed, invece, ricorda soprattutto quanto sia stato importante imparare la lingua. “All’inizio avevo qualche difficoltà nella comunicazione. Ne ho parlato con gli educatori e mi hanno aiutato a fare più lezioni di italiano. Oggi lo parlo e lo capisco bene”. Dopo l’orale, accompagnato dall’educatrice e da due tirocinanti, “mi sono sentito felice e libero. In casa abbiamo mangiato una torta tutti insieme e un dolce egiziano. E poi abbiamo festeggiato con gli educatori e gli altri ragazzi durante le vacanze a Lavinio”. A settembre ricomincerà a studiare. “Da grande voglio diventare OSS”.

La scuola come occasione di riscatto

Accanto ai ragazzi, in ogni momento di questo percorso, c’erano gli educatori e tutta l’équipe del Protettorato. “I ragazzi hanno accolto e affrontato l’impegno scolastico senza alcuna resistenza”, racconta Miriana Bellizio, educatrice di Casa Ghiza. “Non hanno vissuto la scuola come un obbligo ma come una preziosa opportunità di riscatto e di evoluzione personale. Per loro la routine scolastica ha rappresentato fin da subito un importante punto di ancoraggio e di stabilità, fondamentale per ritrovare un senso di normalità e iniziare a progettare attivamente il proprio futuro”.

Anche Lavinia Vattani, referente dell’équipe educativa di Casa Ghiza, sottolinea come lo studio sia stato percepito fin dall’inizio come uno strumento indispensabile per costruire il domani. “Sono ragazzi che hanno studiato fino al secondo anno di scuola superiore nei rispettivi Paesi di origine e concepiscono lo studio come strumento imprescindibile per l’inclusione e la costruzione del proprio futuro. Sono consapevoli dell’importanza dell’italiano e che il raggiungimento del diploma sia la chiave del percorso di integrazione”.

La sfida della lingua

L’ostacolo principale, raccontano gli educatori, è quasi sempre stato quello linguistico. “La difficoltà principale si è concentrata nella fase iniziale», spiega Mariana. “Molti ragazzi comprendevano già bene ciò che veniva detto, ma faticavano a esprimersi. Avevano paura di non riuscire a mostrare le proprie reali potenzialità”.

Lavinia racconta che uno dei ragazzi arrivato in comunità soltanto nel mese di marzo, quando mancavano poche settimane alla fine dell’anno scolastico. Sembrava impossibile raggiungere il numero di ore necessario per essere ammesso all’esame. “Era molto preoccupato, perché vedeva allontanarsi l’obiettivo centrale del suo percorso. Abbiamo costruito insieme un piano concreto: potenziamento dell’italiano a casa, supporto costante dei tirocinanti e frequenza intensiva a scuola, mattina e pomeriggio, per due mesi. Grazie alla sua determinazione e al lavoro congiunto è riuscito non solo ad accedere all’esame, ma anche a superarlo”, racconta.

Dietro ogni diploma c’è una squadra

Ogni esame superato racconta anche il lavoro quotidiano degli educatori.

“Il trucco fondamentale – racconta Miriana – è costruire una relazione di fiducia e una base sicura. Accompagnare i ragazzi ogni giorno, anche nelle azioni apparentemente più semplici, serve a non farli sentire soli. È essenziale valorizzare il processo, l’impegno che mettono in campo, e non soltanto il voto finale”»”.

Marianna Battaglia, educatrice della Casa Grillo Parlante, aggiunge che servono “costanza, pazienza, creatività e la capacità di lavorare in squadra con i ragazzi, la scuola e tutte le risorse disponibili”.à

Per gli educatori la scuola è “un pilastro fondamentale come spazio di socializzazione e inclusione – spiega Mariana – Permette ai ragazzi di sperimentarsi nel gruppo dei pari, di uscire dall’isolamento e di assimilare le regole del contesto sociale in cui vivono. Previene l’alienazione, il ritiro sociale e il rischio di marginalità a cui questi ragazzi vanno incontro quando arrivano in Italia da soli”.

Anche per Marianna la scuola svolge una funzione protettiva concreta. “Evita che i ragazzi trascorrano l’intera giornata per strada, esponendoli al rischio di incontrare persone sbagliate. Allo stesso tempo li aiuta a uscire dal proprio mondo isolato, favorendo la socializzazione e un autentico processo di integrazione”.

Per Lavinia, la scuola è addirittura “uno scudo” per questi ragazzi, perché “offre gli strumenti per comprendere la realtà, riconoscere i pericoli, imparare la lingua, qualificarsi e scegliere chi diventare”.

Un traguardo condiviso

Questo diploma appartiene ai ragazzi, ma appartiene anche a chi ha camminato accanto a loro ogni giorno: agli educatori che li hanno aiutati a organizzare lo studio, ai tirocinanti e ai volontari che hanno dedicato ore alle lezioni di italiano, agli insegnanti che hanno creduto nelle loro capacità, alle équipe educative che hanno costruito, insieme alla scuola, percorsi personalizzati.

Ogni pagina studiata, ogni verifica, ogni esame superato raccontano una storia di fiducia, presenza e perseveranza.

A tutti i nostri ragazzi, e a chi li ha accompagnati in questo cammino, va il nostro applauso più sincero.

Il viaggio continua. E hanno già dimostrato di avere tutto ciò che serve per affrontarlo.

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