La sede del Protettorato di San Giuseppe: un patrimonio storico e architettonico

Riportiamo qui di seguito un testo, tratto da “Immagini inedite di ville ‘minori’ di Roma”: un bel racconto della storia del nostro Protettorato, dal punto di vista architettonico.

di Dario Pasquini

2022, Studi sul Settecento Romano

Proprio sul lato sinistro dell’ingresso attuale di questa Basilica, affacciata su via Nomentana, sorge un’altra villa settecentesca che non mi risulta sia stata sinora identificata come tale. Come le Ville Amici e Piccolomini, anch’essa presenta un pianoterra con decorazione a bugnato e paraste di ordine gigante.

Mentre le due paraste centrali si interrompono sulla fascia marcapiano tra il piano terra e il primo piano (una soluzione che in Villa Amici era addolcita dalla presenza di un peduccio di raccordo), quelle angolari trovano una continuazione nei pilastri al piano terra, che ne riprendono l’ordine dorico.

Come in Villa Clementini e nel disegno originale di Villa Amici, una doppia rampa di scale conduce al primo piano, dove una porta dalla cornice squadrata si contrappone alle finestre di disegno rococò dello stesso piano, del tutto simili a quelle di Palazzo D’Aste, di cui però mescolano gli ordini.

Le due centrali, infatti, come quelle del secondo piano di Palazzo D’Aste, hanno una cornice che termina in un timpano smussato al di sotto del quale è posta una decorazione in stucco a forma di aquila. Le quattro laterali, invece, come quelle del primo piano di Palazzo D’Aste, presentano un architrave ricurvo convesso, che ospita, creando un collegamento con il centro, la stessa decorazione a conchiglia che si ritrova sulla cornice della porta d’ingresso.

Le finestre del secondo piano, tranne la centrale che forse ospitava una decorazione diversa oggi perduta, ricordano quelle dell’ultimo piano di Palazzo Corcos Boncompagni e ospitano nella parte superiore della cornice una testa leonina. Al centro della doppia rampa – ai piedi della quale è posta una fontana, costituita da una decorazione a testa leonina come quella presente sulle cornici del secondo piano – si trova un ingresso fiancheggiato da una coppia di colonne doriche, sopra le quali poggiano un architrave e una balaustra spezzata.

Lungo il muro di cinta a destra del cancello dell’edificio – che è arretrato rispetto alla strada – sporge leggermente una Coffee House, segnalata anche dal Catasto Gregoriano, che presenta al pianterreno una decorazione a bugnato del tutto simile a quella del Casino, e al primo piano una serliana.

Gli interni della Coffee House, che ho potuto visitare grazie alla disponibilità del Centro Studi della Fondazione Protettorato di San Giuseppe, proprietaria del complesso, presentano una volta con decorazione neoclassicheggiante, probabilmente ottocentesca, e un riquadro centrale con due amorini in aria che si contendono due grappoli d’uva.

Sempre il Catasto Gregoriano indica come intestatario della villa il marchese Alessandro Curti Lepri, in en_teusi perpetua dei monaci di Sant’Agnese (il casino è il nr. 213). Lo stemma della famiglia Curti, di origine lombarda, include sia un’aquila che un leone. I Curti potrebbero dunque essere stati i committenti originari della villa. L’ipotesi che ci troviamo di fronte a una villa settecentesca è confermata da un disegno di Charles Percier che la raffigura, di cui sono debitore ad Alessandro Cremona (Fig. 31).

Grazie a tale disegno, possiamo notare che l’ingresso al pianterreno è posteriore e che in mezzo alle colonne era situata originariamente una scultura, della quale forse l’attuale fontana costituisce un avanzo, posta su un piedistallo. Oltre al Casino e alla Coffee house, nel giardino della villa, al confine con la proprietà della Basilica di Sant’Agnese e quasi tangente con il Mausoleo di Santa Costanza, vi è un lungo e stretto edificio settecentesco a un piano con nove finestre, forse originariamente destinato a funzioni di servizio.

Le finestre presentano una decorazione del tutto simile a quella del Casino, in particolare sopra la cornice vi è lo stesso elemento a conchiglia utilizzato al primo piano del Casino stesso. Inoltre, la finestra centrale è provvista di un balcone, al di sotto del quale si ripete il medesimo elemento decorativo a conchiglia, ma di formato molto più grande. Il prospetto interno della Coffee house ripete la serliana presente sulla facciata del lato su via Nomentana.

L’entrata, situata al primo piano, si raggiunge dal giardino attraverso una scala: sopra la porta, anch’essa racchiusa nell’arco di una serliana, è posta una decorazione in stucco, simile a quelle a conchiglia già menzionate. Si tratta dell’unica villa pre-ottocentesca che si affaccia su via Nomentana sopravvissuta alle demolizioni post-unitarie.

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