Ogni ragazzo che varca la soglia di una delle nostre case-famiglia porta con sé una storia che non assomiglia a nessun’altra. C’è chi è cresciuto in una famiglia segnata dalla fragilità, chi ha vissuto esperienze di abbandono o violenza, chi porta nel corpo e nella mente le tracce di un percorso di vita già molto lungo, nonostante l’età.
Accogliere ciascuno di loro significa impegnarsi in una relazione educativa profonda, continuativa, capace di adattarsi ai cambiamenti e di rispondere davvero ai bisogni di quel singolo ragazzo, in quel singolo momento della sua vita. Quel che va bene per uno, sappiamo che può non andare bene per un altro. Ascoltare e osservare ciascuno è fondamentale per cucire il percorso intorno a ogni ragazzo e ragazza.
Per quanto il nostro lavoro quotidiano sia orientato da questa sensibilità, ci siamo resi conto che mancava un elemento: un sistema strutturato per capire se ciò che stavamo facendo funzionava, per chi e in che misura. Da questa consapevolezza nasce il progetto che stiamo sviluppando: un sistema di valutazione integrato, capace di accompagnare ogni percorso di accoglienza dall’ingresso alla dimissione e anche oltre.
La complessità conta
La Fondazione Protettorato San Giuseppe gestisce oggi quattro case-famiglia sul territorio, che accolgono complessivamente 29 minori, e una casa-famiglia dedicata a madri gestanti o con bambino piccolo, che può ospitare fino a 8 donne.
I ragazzi accolti hanno età diverse, storie diverse, bisogni diversi. Alcuni sono adolescenti prossimi alla maggiore età, con tutto il peso di una transizione verso l’autonomia che spesso non hanno avuto il tempo di prepararsi ad affrontare. Altri sono bambini più piccoli, alle prese con lo sviluppo emotivo e relazionale in un contesto che non è la loro famiglia d’origine.
Anche a livello nazionale, i dati raccontano una realtà complessa: quasi il 46% dei minori accolti nei servizi residenziali ha tra i 15 e i 17 anni, e la prevalenza di disturbi mentali tra questi ragazzi è stimata intorno al 72% — a fronte del 10% della popolazione generale.È proprio questa eterogeneità che rende indispensabile un approccio valutativo serio. Non è possibile rispondere in modo efficace ai bisogni di un ragazzo di 16 anni con una storia di trauma complesso allo stesso modo in cui si risponde a quelli di un bambino di 8 anni con difficoltà di apprendimento. Ogni intervento deve essere calibrato sul profilo individuale, e per farlo occorre conoscere quel profilo in modo approfondito — all’ingresso, ma anche nel corso del tempo.
Un sistema di valutazione su misura
Il cuore del progetto è lo sviluppo di un sistema di valutazione integrato nella routine organizzativa della Fondazione, che permetta di raccogliere dati sistematici in momenti chiave del percorso di ogni minore: all’ingresso, durante l’accoglienza, al momento della dimissione e nel periodo successivo (follow-up). Questo non significa aggiungere burocrazia al lavoro degli operatori, ma costruire strumenti chiari, accessibili e significativi, che diventino parte naturale del lavoro quotidiano.
Il sistema si articola in più dimensioni di osservazione e valutazione, che nel tempo abbiamo imparato essere decisive per la crescita di un ragazzo:
- Sviluppo fisico e cura di sé: comportamento alimentare, ritmo sonno-veglia, igiene personale, salute.
- Relazioni: qualità del legame con gli educatori, con i pari, con la famiglia di origine quando presente.
- Competenze cognitive: attenzione, memoria, capacità di ragionamento, linguaggio.
- Regolazione emotiva e affettiva: capacità di gestire le emozioni, autostima, autoefficacia, autocontrollo.
- Comportamento e rispetto delle regole: partecipazione alle attività di gruppo, gestione del tempo libero, rispetto delle norme condivise.
- Percorso scolastico e lavorativo: rendimento, motivazione, autonomia nello studio e nelle responsabilità quotidiane.
- Integrazione sociale: capacità di costruire relazioni significative al di fuori della struttura, partecipazione alla vita della comunità più ampia.
A queste dimensioni si aggiungono variabili che ci permettono di capire cosa influenza gli esiti: l’età di ingresso, il tipo di storia familiare, la qualità del clima educativo nella casa-famiglia, la partecipazione ad attività sportive o artistiche, la tempestività degli interventi psicologici. Capire questi fattori ci permette di migliorare concretamente il nostro lavoro.
Come funzionerà nella pratica
Il progetto è strutturato in fasi progressive, pensate per garantire rigore scientifico senza sovraccaricare il lavoro degli operatori.
Nella prima fase, stiamo approfondendo la letteratura scientifica disponibile — con particolare attenzione al contesto italiano — per individuare gli strumenti di misurazione più adeguati e le metodologie più efficaci.
In parallelo, stiamo conducendo un’analisi approfondita del nostro contesto: attraverso l’esame delle schede di osservazione già in uso e tramite focus group con educatori, psicologi e assistenti sociali, stiamo raccogliendo le informazioni necessarie per definire un sistema che sia davvero aderente alla realtà della Fondazione.
Nella seconda fase, testeremo il sistema in una fase pilota: gli strumenti scelti verranno utilizzati nella loro totalità, raccogliendo dati reali e raccogliendo i feedback degli operatori e dei ragazzi stessi. Questa fase è fondamentale per individuare eventuali criticità e apportare i miglioramenti necessari prima di mettere il sistema a regime.
Nella terza fase, il sistema verrà integrato stabilmente nella routine della Fondazione: ogni strumento, ogni procedura di raccolta dati e ogni momento di valutazione diventeranno parte strutturale del percorso di accoglienza.
Tutto questo sarà supportato da una piattaforma digitale sicura per la gestione e l’archiviazione dei dati, da momenti di formazione per l’équipe e da supervisioni metodologiche periodiche, per garantire che il sistema funzioni bene nel tempo.
Un progetto che è una visione
Questo progetto nasce dalla convinzione che ricerca e pratica educativa non siano mondi separati: sono due facce della stessa responsabilità nei confronti dei ragazzi che accogliamo.
Le linee guida nazionali più recenti — le Linee di indirizzo per l’accoglienza nei servizi residenziali per minorenni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2024) — sottolineano esattamente questo: la necessità di sviluppare indicatori condivisi, di monitorare sistematicamente gli esiti, di costruire una cultura della valutazione che non sia episodica ma continua.
Noi vogliamo raccogliere questa sfida. Vogliamo che ogni decisione educativa presa per un ragazzo sia sostenuta da dati, da osservazioni sistematiche, dalla capacità di guardare indietro e capire cosa ha funzionato. Vogliamo che il nostro lavoro sia trasparente — verso noi stessi, verso le famiglie, verso le istituzioni e verso la comunità che ci sostiene.
Soprattutto, vogliamo che ogni ragazzo che lascia la nostra casa abbia avuto la migliore accoglienza che eravamo in grado di offrirgli. Non la migliore in assoluto — perché c’è sempre da imparare — ma la migliore che potevamo dare in quel momento, con quella consapevolezza, con quella cura.
È questo che ci muove. Ed è per questo che continuiamo a costruire.
