Il nuovo Rapporto Caritas 2026 sulla povertà in Italia, presentato nei giorni scorsi a Roma, restituisce un quadro preoccupante: la povertà non è più un’emergenza temporanea, ma una condizione che tende a diventare stabile e duratura per un numero crescente di famiglie. Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato 282.539 persone e nuclei familiari, il dato più alto mai registrato, con un aumento dell’1,7% rispetto all’anno precedente.
A destare particolare attenzione è la situazione delle famiglie con figli minori. Secondo il Rapporto, oltre la metà delle richieste di aiuto arriva proprio da nuclei familiari con bambini e ragazzi a carico. Le famiglie con minori rappresentano infatti il gruppo più esposto al rischio di impoverimento e costituiscono circa il 52% delle persone assistite dalla rete Caritas. E questo interpella e sfida tutti noi che facciamo questo lavoro.
La difficoltà economica non riguarda soltanto chi è senza lavoro. Sempre più spesso a chiedere sostegno sono persone occupate ma con redditi insufficienti. I cosiddetti “lavoratori poveri” rappresentano oggi il 24% degli utenti Caritas, una quota quasi raddoppiata rispetto a dieci anni fa. Questo significa che avere un impiego non garantisce più automaticamente la possibilità di mantenere dignitosamente una famiglia.
Le conseguenze per i minori sono molteplici: difficoltà nel sostenere le spese scolastiche, accesso limitato alle attività educative e sportive, rinuncia alle cure sanitarie non urgenti e maggiore vulnerabilità sociale. Le famiglie si trovano spesso a dover scegliere tra il pagamento delle bollette, dell’affitto o delle necessità dei figli.
Un altro dato significativo riguarda la durata delle situazioni di disagio. Oltre un assistito su quattro è seguito dalla Caritas da almeno cinque anni, segno che molte persone non riescono più a uscire dalla povertà e che le fragilità economiche tendono a trasmettersi all’interno dei nuclei familiari.
Il Rapporto richiede quindi con urgenza politiche capaci di sostenere concretamente le famiglie con minori, contrastando il fenomeno della povertà educativa ed economica. Investire sui bambini significa infatti investire sul futuro della comunità, evitando che le difficoltà di oggi diventino disuguaglianze permanenti domani.
Di fronte a questi numeri, il ruolo delle realtà sociali ed educative come la nostra resta fondamentale: non solo per rispondere ai bisogni immediati, ma anche per accompagnare le famiglie in percorsi di inclusione, autonomia e speranza.

