Il compimento dei 18 anni non segna l’inizio dell’età adulta né tanto meno la capacità di badare a se stessi. Lo abbiamo sempre visto e sempre testimoniato. Specialmente per i tanti che arrivano in casa famiglia non piccoli, ma già grandi, intorno ai 15-16 o anche 17 anni, la maggiore età non può coincidere con il raggiungimento degli obiettivi di autonomia, inclusione e piena partecipazione alla vita sociale che ci poniamo.
Il punto però è: la casa famiglia è il luogo adeguato per chi ha 18, 19 o perfino 20 anni? Le caratteristiche, le regole, i tempi e gli spazi, le figure professionali e i coinquilini sono adatti alle esigenze evolutive di chi si affaccia all’età adulta?
In casa famiglia tutto è pensato per bambini e ragazzi: gli orari del rientro a casa, per esempio, così come l’organizzazione della giornata e delle attività sono adeguati a chi ha ancora bisogno di una guida adulta. Ma per chi adulto lo sta diventando, tutto questo rischia di essere vissuto come “stretto”, inadatto, ingerente, perfino ingiusto.
Per questo, anche in occasione del prossimo avvio del progetto “Giovani maggiorenni” con il Comune di Roma, vogliamo porre con forza la questione, per capire se il problema che noi viviamo – quello di armonizzare l’accoglienza dei minori con quella dei maggiorenni – sia condiviso anche da altre realtà come la nostra.
La semi autonomia sarebbe, a nostro avviso, la soluzione ideale: uno spazio intermedio, per un’accoglienza che tenga conto non solo delle esigenze, ma anche delle potenzialità che chiedono di esprimersi. Ma quanti si possono permettere spazi e progettualità per realizzarla? E come andrebbe pensata?
Abbiamo fatto una piccola ricerca, per capire se qualcuno, in Italia, si sia posto il problema e stia studiando – scientificamente o politicamente – una possibile risposta. Da quanto ci risulta, mentre all’estero sulla questione esiste ampia letteratura, nel nostro Paese pare non essere così. Per questo, proviamo a lanciare noi questo piccolo sasso nello stagno, con la speranza che possa aprire uno spazio di riflessione condiviso e nuove idee e risorse progettuali.
A questo tema, che ci interroga con particolare urgenza, abbiamo dedicato il Position paper “Oltre i 18 anni. Per un sistema di accompagnamento all’autonomia dei giovani fuori famiglia”: il documento, realizzato dal nostro Centro Studi, riconosce il valore degli strumenti già esistenti, come il prosieguo amministrativo e il Progetto Nazionale Care Leavers, ma al tempo stesso indica un nodo ancora irrisolto: come accompagnare chi non ha raggiunto una reale autonomia quando il sostegno previsto arriva alla sua scadenza?
Proponiamo un Patto per l’Autonomia dei Giovani Fuori Famiglia: un progetto individuale preparato già a 16-17 anni, con forme di accompagnamento calibrate sui bisogni fino a 25 anni; un tutor stabile, un sostegno economico per le prime spese e soluzioni abitative intermedie. Tra queste, comunità o residenze pensate appositamente per i giovani adulti, con spazi e regole adatti alla loro fase di vita.
L’obiettivo è evitare tanto l’uscita improvvisa dalla rete di protezione quanto la permanenza in un contesto educativo progettato per minori, che non può più ripondere ai bisogni di un giovane adulto.
